sabato 27 dicembre 2008

Perchè il mouse si chiama così?

Il mouse fu presentato per la prima volta allo Stanford Research Institute il 9 dicembre del 1968, davanti a un pubblico di esperti informatici, all'epoca rari come i falegnami o gli idraulici. al giorno d'oggi. Il suo papà, Doug Engelbart, si trovava davanti a una consolle con una tastiera al centro e con uno strano (per quei tempi) aggeggio nella mano destra: il primo mouse della storia. Un oggetto squadrato, in legno, le dimensioni di un cartone del latte da mezzo litro, con due rotelline sotto e un grosso bottone sopra. Un’invenzione per l’epoca rivoluzionaria, al punto che ci vollero 15 anni e il talento visionario di Steve Jobs, il papà della Apple, per comprenderne e valorizzarne il potenziale. Jobs vide il mouse per la prima volta nel 1984 a una presentazione della Xerox, in una versione migliorata, più simile a quella moderna, e decise immediatamente di adottarlo per il suo nuovo personal computer Lisa, seguito a ruota da IBM e Microsoft.

La storia ufficiale racconta che il mouse si chiama così per la sua forma che ricorda quella di un topo (guardando la foto del primo modello, in legno, vi verrebbe mai in mente di pensare a un topo?!!). Eppure, stando al suo inventore il nome fu una scelta fortuita. Doveva essere un nomignolo provvisorio, in attesa che gli venisse assegnato, una volta uscito dai laboratori, un appellativo decisamente più pomposo...Perchè poi gli rimase il nome di mouse? Perchè, pensate un po', nessuno si prese mai la briga di appioppargliene un altro più decoroso!

Di seguito l'articolo di David Smith, technology correspondent del celebre periodico britannico The Observer, (reperibile all'indirizzo
http://www.guardian.co.uk/technology/2008/nov/30/computer-science-it-mouse)
che svela la verità sulla storia del termine mouse attraverso le parole del suo stesso inventore Doug Engelbart

The name was never meant to stick. When Doug Engelbart and his team at the Stanford Research Institute in California designed a computer controller encased in a carved-out wooden block, with wheels mounted on the underbelly, one researcher nicknamed it a 'mouse'. 'We thought that when it had escaped out to the world it would have a more dignified name,' Engelbart recalled later. 'But it didn't.



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